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PhD Course in Physics
Each PhD student may choose a research topic among the very wide set of fields of competences of the DFA members: Applied Physics, Astrophysics, Biophysics, Cosmology, Gravitational Waves Physics, History of Physics, Multimessenger Astroparticle, Neutrino Physics , Nuclear Physics, Physics at Colliders, Physics Didactics, Physics of Data and of Complex Systems, Physics of Matter, Quantum Technologies, Theoretical Physics.
24 available scholarships, 3 funded by INFN (2 open, 1 funded by INFN – LNL Topic: Research in Nuclear Physics within the activities of the National Laboratories of Legnaro).
PhD Course in Technologies for Fundamental Research in Physics and Astrophysics
The PhD programme in Technologies for Fundamental Research in Physics and Astrophysics aims to provide a multidisciplinary pathway on technologies essential to fundamental research. The proposed PhD programme, structured into five curricula, provides complementary and multidisciplinary training across all areas that experimental research in Physics and Astrophysics relies upon.
18 available positions, 6 scholarships funded by INFN.
L’esperimento ALICE all’acceleratore LHC del CERN ha osservato per la prima volta, nelle collisioni protone-protone e protone-nucleo, un effetto tipicamente associato al plasma di quark e gluoni (QGP), lo stato primordiale che caratterizzava la materia pochi milionesimi di secondo dopo il big bang. Finora si riteneva che questo effetto – noto come flusso anisotropo, in cui le particelle prodotte in una collisione non si distribuiscono uniformemente, ma mostrano direzioni preferenziali – si potesse creare soltanto nelle collisioni tra ioni pesanti, come quelle piombo-piombo, ma ALICE ha osservato l’emergere di una sorta di “flusso collettivo” dei quark anche nelle collisioni tra protoni. Il risultato è stato pubblicato oggi, 20 marzo 2026, in un articolo su Nature Communications, dove la collaborazione ALICE, di cui fa parte anche l’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, descrive come il comportamento collettivo osservato nelle collisioni di sistemi piccoli, quelli dei protoni, abbia origine a livello di quark, e venga trasmesso alle particelle composite (gli adroni, come i protoni e i neutroni) tramite il meccanismo della coalescenza dei quark, in cui quark vicini e in movimento collettivo si combinano per formare gli adroni, appunto.
Protoni e neutroni sono composti da elementi fondamentali chiamati quark e gluoni, collettivamente noti come partoni, che a temperature ordinarie restano confinati all’interno degli adroni, come descritto dalla cromodinamica quantistica (QCD), la teoria che spiega l’interazione nucleare forte. Tuttavia, in ambienti estremamente caldi e densi, quark e gluoni possono temporaneamente liberarsi in uno stato non confinato chiamato plasma di quark e gluoni. Questo stato, che costituiva l’universo pochi microsecondi dopo il big bang, viene ricreato per frazioni infinitesimali di secondo all’acceleratore LHC del CERN, facendo collidere nuclei pesanti, come i nuclei di piombo. Fin dai primi anni del programma sperimentale di LHC, però, sono stati osservati, in modo del tutto inaspettato, alcuni dei segnali del QGP anche in collisioni tra protoni, nelle quali si riteneva non si potessero raggiungere le condizioni necessarie a formare un sistema di quark in espansione. Tra questi segnali, che emergono in maniera graduale all’aumentare del numero di particelle prodotte nella collisione, spiccano l’abbondanza di quark del tipo “strange”, e il comportamento collettivo a lungo raggio delle particelle prodotte. Queste inattese osservazioni hanno aperto la domanda fondamentale se esista una “soglia”, in termini di dimensioni del sistema, per la produzione del QGP o se invece piccolissime “gocce” di questa forma di materia si formino anche in collisioni di protoni.
Un segnale fondamentale della formazione del plasma di quark e gluoni è il cosiddetto flusso anisotropo, in cui le particelle prodotte in una collisione non si distribuiscono uniformemente, ma mostrano direzioni preferenziali, determinate dalla geometria della collisione e dal profilo di pressione. La collaborazione ALICE ha misurato il flusso anisotropo di mesoni (pioni carichi, kaoni, kaoni neutri), che contengono due quark, e barioni (protoni, barioni lambda), che contengono tre quark, in collisioni protone-protone e protone-nucleo. Per la prima volta, le misure di ALICE mostrano una differenza di comportamento tra il flusso dei barioni e quello dei mesoni nelle collisioni protone-protone e protone-piombo, in particolare nelle collisioni che producono un numero molto elevato di particelle.
Le simulazioni fisiche che incorporano il flusso anisotropo dei quark e la loro successiva coalescenza in nuove particelle spiegano con successo i risultati più recenti dell’esperimento ALICE. Al contrario, i modelli che escludono uno dei due componenti non riescono a riprodurre le osservazioni.
“Le misure attuali, insieme ai confronti con calcoli teorici allo stato dell’arte, forniscono prove che il sistema creato nelle collisioni protone-protone e protone-piombo con un numero elevato di particelle prodotte includa una fase in cui si sviluppa brevemente un flusso collettivo dei quark, simile a quello osservato nelle collisioni tra ioni pesanti”, commenta Andrea Dainese, ricercatore della Sezione INFN di Padova e vicecoordinatore della collaborazione ALICE. “Allo stesso tempo, queste misure evidenziano i limiti degli attuali modelli teorici. Sebbene i calcoli che includono la coalescenza dei quark descrivano qualitativamente le osservazioni, rimangono discrepanze quantitative con i dati di ALICE, dovute in gran parte alle incertezze nella modellizzazione della sottostruttura del protone e delle sue fluttuazioni”, conclude Dainese.
Le collisioni di nuclei di ossigeno registrate durante una breve campagna nel 2025 forniranno ulteriori informazioni importanti, poiché producono stati finali con molteplicità di particelle simili ma presentano condizioni iniziali meglio controllate rispetto alle collisioni indotte da protoni.
L’immagine mostra un “event display” (destra) di una collisione protone-protone con elevata produzione di particelle ricostruita in ALICE a LHC, accanto a una illustrazione schematica (sinistra) del flusso anisotropo, in cui i quark sono spinti verso l’esterno con velocità che dipende dalla direzione (frecce di dimensione diversa) e poi formano gli adroni attraverso il meccanismo della coalescenza
Sarà ospitata a Palazzo Moroni, la tappa padovana del progetto nazionale per le scuole Art&Science Across Italy, promosso da INFN e CERN
Padova ospiterà dal 13 al 29 marzo 2026, presso le Scuderie di Palazzo Moroni, la mostra “Atomi di immaginazione. Giovani talenti creano la scienza” del progetto Art&Science Across Italy.
Il progetto ha l’obiettivo di valorizzare il dialogo tra studio della scienza e creatività artistica ed è promosso dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dal CERN di Ginevra, in partnership con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con il patrocinio dell’Università di Padova e in collaborazione con molte università italiane.
La mostra presenta le opere di studentesse e studenti che, attraverso un percorso formativo e creativo, danno forma artistica ai concetti della scienza. Con installazioni, immagini e linguaggi espressivi diversi, infatti, interpretano fenomeni, modelli e idee della fisica, dimostrando come la conoscenza scientifica possa diventare anche un’esperienza estetica e culturale.
Art&Science Across Italy si conferma così come un progetto di alto valore educativo e di outreach, capace di avvicinare il pubblico alla scienza e, al tempo stesso, di stimolare negli studenti una comprensione più profonda e consapevole dei contenuti appresi.
La sala espositiva si trova presso Palazzo Moroni, sede del Comune di Padova, edificato nel XIII secolo quale sede dell’amministrazione cittadina. L’edificio rappresenta uno dei principali simboli storico-istituzionali della città.
Oltre a Padova, durante il 2026, si svolgeranno mostre di Art&Science Across Italy in tutta Italia, nelle città di Bari, Biella, Bologna, Cagliari, Catania, Ferrara, Firenze, Frascati, Genova, L’Aquila/Teramo, Lecce, Milano, Napoli, Perugia, Pisa, Potenza, Roma e Torino.
Mostra “Atomi di Immaginazione” – Art&Science Across Italy Dal 13 al 29 marzo 2026
Orari: 9.30 – 12.30 e 15.00 – 18.00
Chiuso il lunedì
Giovedi 12 febbraio si è tenuta la riunione di lancio di NEMESIS (Neutron Experiments join Muon Experiments for Synergy in Investigation and Search for new physics), progetto approvato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma MSCA Staff Exchange.
Si tratta di un consorzio costituito da enti di ricerca e partner industriali guidato dai Laboratori Nazionali di Frascati (LNF) dell’INFN, che riunisce ricercatori dell’Unione Europea, inglesi, svizzeri e statunitensi per condurre ricerche di frontiera nel campo della fisica delle particelle oltre il Modello Standard, combinando le potenzialità offerte dai muoni e dai neutroni ultra-freddi e sviluppando una nuova generazione di rivelatori e fasci di particelle ad alta intensità.
I ricercatori di NEMESIS partecipano agli esperimenti Mu2e (FNAL) e MEG-II, Mu3e (PSI), che mirano a osservare per la prima volta processi di violazione del sapore leptonico carico (cLFV), sfruttando le più intense sorgenti di muoni disponibili a livello mondiale. NEMESIS svolgerà inoltre un ruolo chiave nelle misure dell’Electric Dipole Moment (EDM) di muone e neutrone, fondamentali per comprendere l’asimmetria materia-antimateria dell’Universo.
“NEMESIS prevede lo sviluppo di tecnologie innovative per il miglioramento della manipolazione, del monitoraggio e della qualità di fasci ad alta intensità di muoni e neutroni ultra-freddi. Queste tecnologie oltre a permettere le misure proposte, costituiscono un importante passo in avanti nello studio del raffreddamento dei fasci di muoni, una delle sfide importanti di questi anni” afferma Donatella Lucchesi, coordinatrice di un work package e responsabile per il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Univeristà di Padova.
“Lo sviluppo di rivelatori innovativi costituirà l’altro elemento chiave per il successo delle misure proposte da NEMESIS, e tali rivelatori saranno usati anche in EPIC (BNL) esperimento previsto raccogliere dati dopo il 2034 per lo studio della struttura interna dei protoni allo scopo di capire la generazione della massa e dello spin di una particella composta” afferma Rosario Turrisi, responsabile per INFN-Padova.
Pubblicato su Nature Communications lo studio che ha rivelato per la prima volta un nuovo fenomeno nel nucleo atomico: una “Isola di Inversione Isospin-Simmetrica” caratterizzata da eccitazioni simultanee di neutroni e protoni. Queste osservazioni, insieme alla nuova descrizione teorica sviluppata dal gruppo di ricerca, offrono un quadro più completo sull’evoluzione della struttura nucleare.
La ricerca è stata condotta da una collaborazione internazionale che comprende scienziati da Italia, Corea del Sud, Francia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, nei laboratori della Michigan State University (USA) e coordinata dal professor Francesco Recchia del Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Padova e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Sezione di Padova.
La comprensione del nucleo atomico
La fisica nucleare indaga i segreti del nucleo atomico, il cuore della materia visibile nell’universo, dove è concentrata quasi tutta la massa delle particelle che compongono la materia ordinaria. Studia come le forze fondamentali – nucleare forte, debole ed elettromagnetica – governano l’interazione tra protoni e neutroni. Il nucleo di un atomo, composto da protoni e neutroni, è organizzato in una struttura a strati, o “gusci”, molto simile a quella degli elettroni attorno al nucleo. Questa struttura, osservata nei nuclei stabili presenti in natura, è energeticamente favorevole e presenta numeri magici che segnano i maggiori salti energetici, o “gap”, tra gli strati, proprio come succede a livello atomico per i gas nobili.
La comprensione dei nuclei stabili rappresenta solo il punto di partenza: la fisica nucleare si sta aprendo oggi ad un territorio ancora inesplorato, ricco di domande fondamentali e di scoperte che promettono di ridefinire la nostra visione dell’Universo: come si formano gli elementi nelle stelle? Quali sono i veri limiti di esistenza dei nuclei, tra le migliaia di isotopi possibili? E quali nuovi fenomeni appaiono?
Per rispondere a queste domande e per testare i limiti delle teorie sulla struttura nucleare, gli scienziati hanno costruito nuove attrezzature sperimentali in grado di creare e studiare i nuclei radioattivi che possiedono un grande eccesso di neutroni o di protoni rispetto ai nuclei stabili.
«I risultati di questi esperimenti hanno rivelato un fenomeno imprevisto che sfida la nostra comprensione della struttura nucleare. Quelli che erano considerati i “numeri magici”, configurazioni di protoni e neutroni che conferiscono una grande stabilità al nucleo, sembrano “svanire” in alcuni nuclei ricchi di neutroni. In sostanza, i neutroni cambiano la loro disposizione abituale: invece di mantenere la loro posizione standard, i neutroni “saltano” attraverso il cosiddetto gap energetico. – spiega Francesco Recchia – Riorganizzandosi in questo modo, il nucleo diventa più legato guadagnando una maggiore quantità di energia di correlazione. Tale fenomeno, che si manifesta in alcuni nuclei che differiscono tra loro solo per un piccolo numero di protoni o neutroni, dà origine a quelle che vengono chiamate “Isole di Inversione”».
La ricerca
L’esperimento descritto nella ricerca pubblicata è stato svolto al Laboratorio NSCL della Michigan State University, in un laboratorio che permette di produrre e studiare nuclei molto rari. Per ottenere l’isotopo 86Mo, i ricercatori hanno accelerato nuclei di 92Mo e li hanno fatti urtare contro un sottile bersaglio di berillio. L’urto spezza il nucleo in tanti frammenti diversi, tra questi c’è anche l’isotopo che interessa allo studio, il 86Mo. Il separatore magnetico del laboratorio ha poi isolato questo fascio, che viaggiava a velocità prossime alla velocità della luce e conteneva circa 200 mila nuclei al secondo. Per studiare la struttura interna di questi nuclei, il fascio è stato diretto contro un secondo bersaglio di berillio. Le reazioni nucleari che avvengono in questo passaggio portano i nuclei in uno stato “eccitato”, cioè con energia più alta. Quando tornano al loro stato fondamentale emettono radiazione.
«Per rivelare i raggi gamma è stato utilizzato il rivelatore GRETINA, una sfera di cristalli di germanio iperpuro. Lo strumento – continua Jeongsu Ha, primo autore dell’articolo, al quale ha lavorato durante il suo periodo di ricerca all’Università di Padova – è in grado di identificare con alta precisione energia e anche direzione dei raggi gamma. Un’informazione essenziale, perché i nuclei si muovono molto velocemente e i segnali devono essere corretti per l’effetto Doppler».
In questo modo i ricercatori sono riusciti a ottenere informazioni molto precise sulla struttura degli isotopi 84Mo e 86Mo, fondamentali per capire come cambia repentinamente l’organizzazione di protoni e neutroni quando ci si avvicina a regioni dove le eccitazioni di protoni e neutroni predominano e nascondono la struttura a gusci determinata dai “numeri magici”.
«Con i risultati di questo esperimento, che ci hanno permesso di identificare per la prima volta una “isola di inversione isospin-simmetrica”, abbiamo ottenuto una visione coerente della struttura nucleare e della sua evoluzione nei nuclei radioattivi. E questo – sottolinea Recchia – cambia il modo in cui guardiamo alla “mappa” della materia nucleare, unificando in un unico quadro il comportamento dei nuclei con eccesso di neutroni e quello dei nuclei con eccesso di protoni rispetto alla stabilità. Una scoperta che amplia la nostra comprensione della materia a livello fondamentale, con implicazioni rilevanti per le forze nucleari a tre corpi, ancora largamente incomprese, ma decisive per costruire una teoria coerente della struttura nucleare».
Gli esperimenti T2K in Giappone, in cui l’INFN è fortemente coinvolto, e NOvA negli Stati Uniti hanno condotto la loro prima analisi congiunta, fornendo alcune delle misure più precise mai ottenute delle oscillazioni dei neutrini. I risultati, pubblicati oggi sulla rivista Nature, combinano dieci anni di dati di T2K (raccolti dal 2010) e sei anni di dati di NOvA (raccolti dal 2014) e riducono l’incertezza nelle differenze tra le masse quadrate dei neutrini a meno del 2%, ponendo forti vincoli rispetto alla violazione della simmetria CP (una differenza di comportamento tra particelle e antiparticelle). Questo traguardo rappresenta un passo importante verso la comprensione dell’asimmetria materia-antimateria nell’universo e dimostra quanto sia rilevante la collaborazione tra esperimenti “in competizione” ma complementari.
Sia T2K sia NOvA sono esperimenti sulle oscillazioni dei neutrini su lunga distanza: ciascuno invia un intenso fascio di neutrini che attraversa un rivelatore vicino e uno lontano. T2K invia il suo fascio di neutrini per 295 chilometri, da Tokai a Kamioka (da cui il nome “T2K”). Tokai ospita il complesso di acceleratori J-PARC, mentre a Kamioka si trova il rivelatore di neutrini Super-Kamiokande, un enorme serbatoio contenente 50.000 tonnellate di acqua ultrapura posto un chilometro sottoterra. NOvA (NuMI Off-axis νe Appearance), invece, invia un fascio di neutrini per 810 chilometri dal Fermilab, vicino a Chicago, fino a un rivelatore di 14.000 tonnellate di scintillatore liquido ad Ash River, in Minnesota. Sfruttando le sostanziali differenze nella distanza di oscillazione e nell’energia media dei neutrini del fascio, i due esperimenti sono riusciti a ottenere informazioni più complete sul comportamento dei neutrini.
“L’analisi T2K-NOvA ha richiesto uno scambio intenso e virtuoso tra le comunità. È stato necessario comprendere a fondo i dati dei due esperimenti e analizzarli in un quadro comune che tenesse opportunamente conto delle incertezze sistematiche nelle misure”, ha osservato Andrea Longhin, professore all’Università di Padova e associato all’INFN Sezione di Padova, e componente della collaborazione T2K. “L’INFN svolge un ruolo di primo piano nella gestione del rivelatore vicino di T2K, occupandosi dei rivelatori TPC (Time Projection Chambers), con i quali misura l’energia e la natura delle particelle generate dall’interazione dei neutrini”.
I neutrini, abbondantissimi eppure estremamente difficili da rivelare, cambiano tipo, o “sapore”, mentre si propagano nello spazio. Elettronico, muonico e tauonico: a ciascuno dei tre sapori non è associata una massa ben definita, piuttosto una miscela dei tre possibili “stati di massa” dei neutrini, ed è proprio questa mescolanza che fa sì che, durante il moto, un neutrino possa “oscillare” da un sapore all’altro. Uno dei grandi misteri della fisica dei neutrini è stabilire l’ordinamento delle masse di questi tre stati. Esistono due possibilità, convenzionalmente denominate come ordinamento “normale” e ordinamento “inverso”. Nell’ordinamento normale, due stati di massa sono leggeri e uno è pesante; in quello inverso, due sono pesanti e uno leggero. Nel caso normale, è più probabile che i neutrini muonici oscillino in neutrini elettronici, ma meno probabile che gli antineutrini muonici oscillino in antineutrini elettronici. Nell’ordinamento inverso accade il contrario. Tuttavia, c’è la possibilità che la differenza di comportamento tra neutrini e antineutrini non dipenda solo dall’ordinamento delle masse, ma da differenze intrinseche tra neutrini e antineutrini che in gergo tecnico si dice una violazione della simmetria CP (carica-parità). Questa violazione implica che i neutrini non si comportano come le loro antiparticelle e, se confermata, potrebbe contribuire a spiegare perché, dopo il Big Bang, la materia ha prevalso sull’antimateria dando origine all’universo così come lo conosciamo.
I risultati combinati di NOvA e T2K non favoriscono né l’uno né l’altro ordinamento. Se l’ordinamento si rivelasse normale, i risultati attuali non chiarirebbero completamente la questione della simmetria CP, richiedendo ulteriori dati. Se invece l’ordinamento fosse inverso, i risultati fornirebbero prove di una violazione della simmetria CP.
L’analisi combinata ha fornito una delle misure più precise della differenza di massa tra gli stati di massa dei neutrini, una quantità chiamata Δm²₃₂. Con un’incertezza inferiore al 2%, questo nuovo valore permetterà di confrontare con precisione i risultati di altri esperimenti e verificare se la teoria delle oscillazioni dei neutrini sia completa. In futuro, oltre a NOvA e T2K – gli unici esperimenti a lunga distanza sui neutrini attualmente operativi –, anche il Deep Underground Neutrino Experiment (DUNE), in costruzione negli Stati Uniti, e Hyper-Kamiokande, in costruzione in Giappone, proveranno a rispondere alle domande ancora aperte, grazie a, rispettivamente, una maggiore sensibilità all’ordinamento delle masse dei neutrini e misure ad alta statistica sulla violazione della simmetria CP. L’INFN ha un ruolo attivo e trainante in entrambi i progetti.
“L’INFN è già in prima linea nell’esperimento Hyper-Kamiokande. Ha recentemente guidato la costruzione di una nuova versione delle TPC (High-Angle TPCs) per il rivelatore vicino – già operative e destinate a rivestire un ruolo chiave all’avvio di Hyper-Kamiokande nel 2028 – ed è impegnato in attività di essenziale importanza anche per il rivelatore lontano, tra cui lo sviluppo dell’elettronica di lettura, dei rivelatori di luce multi-PMT e di una parte significativa delle risorse di calcolo”, ha concluso Longhin.
Festiva della Scienza dell’Altovicentino (FESAV) 11-26/10/2025
– Seminario La seconda rivoluzione quantistica – Come la teoria dei quanti sta cambiando la tecnologia, Simone Montangero – UNIPD e INFN Padova. Domenica 26/10/2025 ore 16.15 Sala Calendoli, Schio.
– Seminario CERN. Il progetto HI LUMI e il futuro con FCC Patrizia Azzi – INFN Padova, sabato 25/10/2025 – ore 16:30 Lanificio Conte, Schio.
– Escape Room Messaggeri Cosmici – Un Segnale da Svelare, domenica 26/10/2025, ore 11:30/12:30/14:00/15:00/16:00. Evento su prenotazione, massimo 15 partecipanti, età 12+. Palazzo Toaldi Capra, Schio. Prenotazioni
Stelle sulla Terra – Percorsi inclusivi di astrofisica nucleare
23 ottobre – 2 novembre. feriali ore 9:00 – 16:00 sabato e domenica ore 10:00 – 18:00
Scuola di Robotica Via Balbi, 1a
Laboratorio dedicato a esperimenti di astrofisica nucleare in cui potrete esplorare i vari elementi con un approccio inclusivo e multisensoriale, grazie a feedback sonori che completano l’esperienza visiva e tattile.
In collaborazione con Ente Nazionale Sordi, Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, Fondazione Hollman, Progetto EU ChETEC-INFRA, Universidad Diego Portales
Il premio Asimov: fare cultura scientifica insieme
28 ottobre, ore 11:00
Palazzo Ducale, Sala del Maggior Consiglio – Piazza Matteotti, 9.
Incontro con i vincitori Katalin Karikò e Marco Crescenzi, vincitori dell’ultima edizione, e gli organizzatori del premio. Presentazione dei libri finalisti per l’edizione 2026.
A Rovigo inaugurato il laboratorio CoMET alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, della Rettrice Università di Padova, Daniela Mapelli, e del componente della giunta esecutiva dell’INFN, Marco Pallavicini. È stato finanziato con 3 milioni di euro dei fondi PNRR: verranno sviluppati i rivestimenti degli specchi che saranno impiegati nel nuovo grande rivelatore di onde gravitazionali Einstein Telescope
Oggi, lunedì 6 ottobre, al CenSer di Rovigo è stato inaugurato il laboratorio CoMET – acronimo di Coating Materials for Einstein Telescope – finanziato con fondi dell’Unione Europea (Next generation UE) – PNRR nell’ambito del progetto nazionale ETIC, dedicato alla realizzazione di una rete di infrastrutture per supportare Einstein Telescope (ET).
ET è un grande progetto di ricerca europeo di rilevanza mondiale, dedicato alla rivelazione delle onde gravitazionali. L’Italia si è candidata a ospitarlo in Sardegna, nell’area della miniera dismessa di Sos Enattos. Grazie al progetto ETIC, che ha come obiettivo anche la caratterizzazione del sito, Sos Enattos si sta affermando come un sito unico al mondo per le sue caratteristiche di silenzio sismico e bassa antropizzazione.
Nel laboratorio CoMET verranno sviluppati i rivestimenti degli specchi che saranno impiegati in questa avveniristica infrastruttura scientifica. Gli specchi di ET funzioneranno grazie a sottili strati di materiali speciali depositati sulla superficie riflettente: la qualità di questi rivestimenti è decisiva per aumentare la sensibilità del rivelatore. Il nuovo spazio multidisciplinare, dotato di apparecchiature avanzate, consentirà di fabbricare e testare strati riflettenti in condizioni diverse.
Il nuovo telescopio e i relativi progressi tecnologici di cui si avvale si tradurranno in una migliore capacità di rivelare anche le onde gravitazionali più flebili. Einstein Telescope sarà, infatti, capace di osservare un volume di universo almeno mille volte superiore rispetto agli strumenti attuali. Questo permetterà di studiare con precisione inedita le origini e l’evoluzione del cosmo e aprire nuove strade per la fisica fondamentale, l’astrofisica e la cosmologia. Il lavoro di scienziati, ingegneri e tecnici si sta concentrando sulla fase preparatoria (ET Preparatory Phase Project, finanziata da Horizon Europe), che comprende, in particolare, lo studio della configurazione del rivelatore, la progettazione e lo sviluppo delle tecnologie abilitanti, la preparazione delle metodiche di analisi dati e la costruzione dei modelli astrofisici che serviranno a interpretare le misure e i dati raccolti.
Einstein Telescope – sul quale il Governo ha già appostato quasi un 1 miliardo di euro – rappresenta non solo una frontiera nell’esplorazione delle onde gravitazionali, ma anche un esempio eccellente di big science, dove la visione del futuro si fonde con l’innovazione tecnologica. La nascita di CoMET a Rovigo si colloca in questo scenario, contribuendo allo sviluppo delle tecnologie chiave e rafforzando la collaborazione scientifica internazionale. Il laboratorio testimonia come la candidatura italiana in Sardegna stia già producendo ricadute concrete nell’ambito scientifico italiano, arricchendo la rete di infrastrutture e competenze.
In questo contesto, il contributo della comunità scientifica padovana – parte di una collaborazione internazionale che conta oltre 1.800 esperti da 31 nazioni – conferma l’importanza del lavoro accademico patavino nel panorama della ricerca mondiale. L’Università di Padova e le sedi locali dell’Istituto di Fisica Nucleare (INFN) e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) sono fortemente impegnate su molti aspetti sia teorici che sperimentali del progetto.
La realizzazione di CoMET è finanziata con fondi dell’Unione Europea (Next generation UE) – PNRR, nell’ambito del rafforzamento e creazione di Infrastrutture di Ricerca. Le risorse assegnate per la realizzazione del progetto al Dipartimento di Fisica e Astronomia “Galileo Galilei” dell’Ateneo di Padova ammontano a circa 2 milioni di euro, cui si sommano più di 800.000 euro gestiti dalla sezione padovana dell’INFN. All’allestimento del laboratorio, realizzato in ambienti dell’Università al CenSer di Rovigo, contribuisce in modo significativo anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo (1,4 milioni di euro).
«La scienza ci insegna che ogni scoperta apre nuove strade e CoMET è una di queste. Oggi inauguriamo un’infrastruttura – dichiara il Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini – che nasce dall’eccellenza e dalla capacità di visione delle nostre università e della nostra comunità scientifica e che rappresenta un tassello decisivo nella sfida per aggiudicarsi Einstein Telescope. CoMET testimonia che il Veneto sa parlare di futuro, di avanguardia, di grandi scoperte. È anche la conferma di come la ricerca universitaria italiana, con le sue eccellenze, sappia trasformare la conoscenza in progresso, creando valore per il territorio e opportunità per il Paese. Con iniziative come questa dimostriamo che i nostri Atenei e i nostri enti di ricerca non sono soltanto luoghi di sapere, ma motori capaci di attrarre talenti, costruire collaborazioni internazionali e guidare la crescita tecnologica ed economica dell’Italia. È grazie a questa forza e alla capacità di fare rete che possiamo guardare con fiducia alle sfide più ambiziose della scienza e trasformarle in opportunità per il futuro del Paese».
«Il laboratorio CoMET è un tassello fondamentale del progetto ETIC, promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR e coordinato dall’INFN: un impegno collettivo che sostiene la candidatura italiana a ospitare in Sardegna l’Einstein Telescope, il più avanzato rivelatore al mondo di onde gravitazionali. È un progetto che porta l’Italia — e Padova — al centro della grande impresa europea per la comprensione dell’universo. Con l’Einstein Telescope, il nostro sguardo si spingerà fino ai confini dello spazio e del tempo, dove si originano i fenomeni più estremi: la collisione di buchi neri, la nascita delle stelle di neutroni, gli eventi che plasmano il cosmo – dice Daniela Mapelli, Rettrice dell’Università di Padova -. Sarà la prosecuzione ideale di un cammino cominciato più di un secolo fa, quando Albert Einstein, con la sua teoria della relatività generale, ci insegnò che lo spazio e il tempo non sono entità statiche, ma tessuti elastici che si increspano al passaggio dell’energia e della materia. Qui si svilupperanno i rivestimenti ottici degli specchi che consentiranno al telescopio di rilevare le onde gravitazionali con una sensibilità senza precedenti. Si tratta di tecnologie avanzatissime, basate su materiali e tecniche di deposizione che devono rispondere a requisiti estremi di precisione, stabilità e resistenza. Ogni progresso compiuto in questi laboratori si tradurrà direttamente in una maggiore capacità di ascoltare l’universo. Ma CoMET non è soltanto un laboratorio di fisica: è un laboratorio di futuro. È la dimostrazione di come la ricerca possa nascere da una visione condivisa e crescere attraverso la collaborazione tra discipline e istituzioni diverse».
«Il laboratorio CoMET, che oggi nasce grazie al prezioso sostegno del Ministero dell’Università e della Ricerca e alla collaborazione fruttuosa tra l’Università di Padova, l’INFN e l’INAF, lavorerà su degli aspetti essenziali per raggiungere la sensibilità prevista dell’Einstein Telescope – spiega Marco Pallavicini, componente della giunta esecutiva dell’INFN -. Produrre e testare materiali innovativi per ottimizzare le prestazioni di ET richiede attrezzature all’avanguardia e notevoli sforzi di ricerca e sviluppo. Siamo orgogliosi come INFN di poter contribuire a questo aspetto cruciale per la realizzazione degli specchi per ET e di altri interferometri gravitazionali».
«È motivo di grande orgoglio per il nostro dipartimento vedere i nostri ricercatori coinvolti in un progetto scientifico di portata internazionale come l’Einstein Telescope. La nostra capacità di attrarre fondi significativi, come i 3 milioni di euro del PNRR, è il risultato di una tradizione scientifica consolidata e riconosciuta a livello internazionale – afferma Flavio Seno, Direttore Dipartimento di Fisica e Astronomia “Galileo Galilei” dell’Università di Padova -. Questo ci permette di mantenere il nostro dipartimento come soggetto primario nelle ricerche di avanguardia grazie alla eccellenza nella ricerca, capacità di sviluppare tecnologie e metodologie all’avanguardia e una amplia rete di collaborazioni internazionali. Queste caratteristiche dimostrano non solo l’eccellenza scientifica, ma anche la capacità di contribuire significativamente agli obiettivi di innovazione e sviluppo del PNRR».
«La comunità scientifica padovana ha una lunga tradizione riconosciuta a livello internazionale nella ricerca sulle onde gravitazionali. Negli anni ‘80 e ‘90 l’unità INFN di Padova, in collaborazione con i Laboratori Nazionali di Legnaro, guidava la costruzione dell’esperimento AURIGA, uno dei pochissimi esperimenti al mondo concepiti per la rivelazione diretta di onde gravitazionali. Negli anni successivi – ricorda Roberto Carlin, direttore della sezione INFN di Padova – quando la tecnologia degli interferometri prese il sopravvento, l’unità di Padova ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo del rivelatore VIRGO a Pisa, che nel 2017 ha osservato con successo questi fenomeni così sfuggenti. Siamo orgogliosi di continuare a contribuire attivamente a questa ricerca di frontiera con il nuovo laboratorio CoMET».
«L’inaugurazione del laboratorio CoMET a Rovigo segna un momento cruciale per la ricerca scientifica italiana e internazionale – sottolineano Marco Bazzan, coordinatore scientifico per l’Università e per la sezione INFN di Padova e Giacomo Ciani, collaboratore al progetto e precedente coordinatore scientifico per l’Università di Padova -. Questo laboratorio all’avanguardia è una nuova e importante infrastruttura tecnologica al servizio della comunità scientifica internazionale e rappresenta un ponte verso il futuro dell’astronomia gravitazionale. La collaborazione tra l’Università di Padova, l’INFN e altri importanti partner di questo progetto dimostra come la scienza di frontiera richieda sforzi congiunti e visione condivisa. CoMET non è solo uno strumento di ricerca interdisciplinare, ma un passo avanti per l’Italia e l’Europa nella ricerca sulle onde gravitazionali».
«Sostenere il laboratorio CoMET significa investire in una visione di futuro che unisce ricerca scientifica d’eccellenza, innovazione tecnologica e sviluppo del territorio. La Fondazione ha scelto di contribuire in modo significativo a questa impresa di portata mondiale perché crede nel valore strategico della collaborazione tra enti, università e istituzioni – concludeGilberto Muraro, Presidente Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. La collocazione del laboratorio negli spazi del CenSer, inoltre, si inserisce perfettamente nella strategia che stiamo portando avanti per trasformare il complesso in un moderno hub dell’innovazione, della formazione e della cultura, capace di attrarre talenti, generare opportunità e rafforzare il ruolo del Polesine nel panorama della ricerca e dello sviluppo».
Alla cerimonia erano presenti il Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, Daniela Mapelli, Rettrice dell’Università di Padova, Marco Pallavicini, componente della giunta esecutiva dell’INFN e Damiana Stocco, Vice Presidente Vicario Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Sono intervenuti Marco Pallavicini, componente della giunta esecutiva dell’INFN, che ha presentato la candidatura italiana a ospitare Einstein Telescope in Sardegna, Michele Punturo, coordinatore della collaborazione internazionale Einstein Telescope che ha illustrato il progetto del futuro rivelatore gravitazionale, e Marco Bazzan, responsabile del laboratorio COMET, che ha spiegato caratteristiche e obiettivi del nuovo laboratorio internazionale.
Torna a Padova la grande festa della scienza: Science4All, un evento imperdibile per tutte le età, organizzato in occasione della Notte Europea dei Ricercatori dall’Università di Padova.
Le giornate di sabato 27 e domenica 28 settembre 2025, dalle ore 10.30 alle ore 18.30, sono il cuore di Science4All, con tante attività nel centro storico di Padova, dall’Orto botanico a Palazzo del Bo e lungo il Liston, proseguendo in Piazzetta Garzeria, piazza Cavour e in via San Fermo fino alla sede del Museo della Natura e dell’Uomo.
Partecipano anche le sedi diffuse dei musei, biblioteche, Centri universitari e numerosi partner scientifici.
CAFFE’ SCIENTIFICI La missione spaziale Euclid e il lato oscuro dell’Universo, prof. Chiara Sirignano
Loggia Verde, sabato 27 ore 15.00-15.45
Energia e materia oscura: indizi, prove e misteri dell’universo invisibile, prof. Francesco D’Eramo
Loggia Verde, domenica 28, ore 11.15-12.00
GAZEBO Palazzo del Bo’, postazioni n. 11, 12, 13
Sabato 27 settembre 2025, dalle 10.00 alle 18.30
Domenica 28 settembre 2025, dalle 10:00 alle 18.30
SABATO 10.30-14.30
Cartoline stellari (per Bambini/e)
Rustle – Vedere l’invisibile: alla scoperta dell’atomo (per Bambini/e)
Cos’hanno in comune una valanga, uno stormo e un ingorgo? Alla scoperta delle regole nascoste che governano i sistemi complessi.
SABATO 14.30-18.30
Particelle colorate (per Bambini/e)
Stranger Physics
Stelle sulla terra
Particle’s Flying Circus e visita all’esperimento CMS del CERN con la realtà virtuale
DOMENICA 10.30-14.30
Galassie di Sale: una ricetta spaziale per piccole e piccoli artisti dell’universo (per Bambini/e)
Labirinto di luce
Officina meccanica e Ufficio tecnico di progettazione meccanica
I misteriosi neutrini
DOMENICA 14.30-18.30
Scopri la fisica! (per Bambini/e)
Conosci il Radon? Incontro con il progetto Radiolab
Costruisci il tuo computer quantistico
Labirinto di luce
MUSEO POLENI sabato ore 15.00 Funghi e ponti, fossili e macchine, visita guidata alla mostra temporanea “Modelli. Il sapere in 3 dimensioni”
Per informazioni generali su Science4All, vai su science4all.it
Dal 29 Settembre al 3 Ottobre si svolgerà a Padova il XXI International Workshop on Neutrino Telescopes.
L’evento è uno storico appuntamento per i fisici che a livello internazionale si occupano di Neutrini. La prima edizione della prestigiosa Conferenza risale al 1988, avviata dalla Prof.ssa Milda Baldo Ceolin, pioniera negli studi in questo ambito.
Tutte le edizioni precedenti si sono svolte a Venezia ma l’edizione 2025 si terrà, per la prima volta, a Padova.
La giornata di apertura sarà ospitata presso l’Aula Magna dell’Università di Padova dove, fra gli eminenti relatori ci sarà il Prof. Francis Halzen della Wisconsin–Madison Univeristy, iniziatore dell’astrofisica con neutrini di alta energia. Sarà il Prof. Giulio Peruzzi, dell’Università di Padova, a presentare un ricordo della Prof.ssa Milla Baldo Ceolin, “la Milla”, prima donna assegnataria di una cattedra presso l’Università di Padova, quella in Fisica.
Nei giorni da martedì a giovedì l’evento si sposta presso l’Auditorium del Centro Culturale San Gaetano per poi rispostarsi nuovamente presso l’Aula Magna dell’Università per le conclusioni finali. Durante la giornata di chiusura sarà particolarmente interessante la presentazione del Prof. Hitoshi Murayama, della Berkeley University, uno dei massimi esponenti nel panorama mondiale di settore.
La fisica dei neutrini ha ottenuto negli ultimi anni risultati di grandissimo rilievo (come testimoniano i 4 premi Nobel assegnati a scoperte nel settore), che hanno attratto numerosi giovani fisici e importanti finanziamenti in tutto il mondo per ambiziosi esperimenti di ultima generazione. Un forte impulso proviene anche dall’astrofisica e dalla fisica “multimessaggera”
Una ricca agenda di presentazioni prevede la partecipazione di prestigiosi invited speaker provenienti da numerosi Paesi e Collaborazioni scientifiche di tutto il mondo ma, analogamente, anche di moltissimi giovani ricercatori che saranno chiamati ad illustrare gli ultimi risultati delle loro ricerche anche attraverso una dedicata poster session.
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